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Il Trigol: castagna di lago

La Castagna d’acqua (Trapa Natans) è una specie acquatica, galleggiante, originaria dell’Asia. Appartiene alla famiglia delle Trapaceae e predilige acque tranquille, preferibilmente con fango sul fondo, in luoghi ove le acque, neutre o leggermente acide, in inverno non gelino. In queste condizioni può diventare infestante.

E’ una pianta erbacea annuale con fusto sommerso, non ramificato, ancorato al fondo melmoso mediante le radici avventizie. Le foglie inferiori sommerse, lunghe fino a 7 cm e larghe 4,5, sono lanceolato-lineari e brevemente picciolate; la parte superiore è verde scuro, rivestita da una peluria finissima, quella inferiore è glabra; le foglie galleggianti sono di forma romboidale, grossolanamente dentate sui due margini terminali, munite di piccioli ingrossati a clava per la presenza di tessuti aeriferi e disposte sulla superficie dell’acqua come una rosetta basale.

I fiori, piccoli, lunghi fino quasi a 1 cm, solitari e poco appariscenti, su lunghi peduncoli, compaiono all’inizio dell’estate all’ascella delle foglie; sono formati da un calice verde persistente e da una corolla di 4 petali bianchi patenti con 4 sepali e 4 stami. I frutti sono grossi, di consistenza coriacea e di forma conico- triangolare o piramidale, a trottola, muniti di 2-4 espansioni spinose simili a coni. In tombe romane sono state trovate corone e collane fatte con questi frutti. Proprio il numero delle punte caratterizza l’endemismo della Castagna d’acqua del Verbano (Trapa Natans Verbanensis), esclusiva del lago Maggiore e, con alcuni esemplari, del lago di Varese (ma non di quello di Monate, ad esempio) che si caratterizza inequivocabilmente per le 2 punte invece delle 4 della Castagna d’acqua comune.

L’area del golfo della Quassa non rappresenta l’areale primario della Trapa Natans Verbanensis, molto più diffusa verso Fondotoce o nella riserva dei lagoni di Mercurago; ciononostante nei pressi del masso erratico del Sass Cavalasc sono rinvenibili alcune piante che nobilitano, da un punto di vista botanico, l’areale. A maturità i peduncoli si piegano verso il basso e i frutti, ricoperti dall’acqua, si staccano. In primavera la radichetta della nuova pianta dapprima è volta verso l’alto e poi lentamente si gira verso il basso ancorandosi sul fondo grazie alle spine di cui è provvisto il frutto.

Data la rarità della pianta si sono ormai perse nella notte dei tempi le modalità di utilizzo della Trapa natans.

La flora e la fauna di Mantova

Flora e fauna del territorio ruotano inevitabilmente attorno all'imponente presenza a Mantova dei laghi e delle acque che la cingono. Sorprendentemente nei laghi mantovani sono presenti i fiori di loto (Nelumbo nucifera), originari del Sud Est asiatico. Dalle sponde del parco pubblico di Belfiore, sul lago Superiore, è ben visibile l'isola galleggiante dei fiori di loto con la spettacolare fioritura in luglio-agosto-settembre.

La loro bellezza è indubbia ma dal punto di vista ambientale l'introduzione del fior di loto è stata un'operazione discutibile dato che si tratta di una specie aliena dotata di forte capacità infestante che fa sì che siano oggetto di massicci interventi periodici di sfalcio per preservare l'integrità dei laghi.

La loro introduzione in Italia è opera nel 1914 dei padri Saveriani di Parma che decisero di utilizzare la fecola ottenuta dai rizomi a scopo alimentare, come da secoli facevano i cinesi. Anna Maria Pellegreffi, giovane laureata in Scienze Naturali si occupò del trapianto dei rizomi nel Lago Superiore di Mantova nel 1921. La farina non ebbe successo nella cucina mantovana ma il fiore colonizzò i laghi. Il paesaggio emozionante e surreale che la distesa di fiori di loto concorre a creare ha dato vita anche a una leggenda sulla loro nascita in territorio. Si racconta che un giovane viaggiando per l'oriente conobbe una ragazza dagli occhi a mandorla e con la pelle profumata come i petali del fior di loto.

Venuta a Mantova, la povera ragazza, nello specchiarsi nel lago, vi cadde, perdendo la vita. Il ragazzo allora gettò dei semi del fiore nel lago in modo che, fiorendo ogni estate, potessero ricordare con il loro profumo e la loro delicata bellezza la sua sposa e sconfitto dal dolore si tolse la vita sparendo anch'egli nelle acque del lago. Oltre al re incontrastato del lago, è facile vedere le specie autoctone come la castagna d'acqua (Trapa natans), detta anche trigol, particolarmente sviluppata sul lago di Mezzo con i suoi frutti forma di piramide e commestibili, le isolette di ranuncolo d'acqua (Nuphar luteum) con i loro fiori di colore giallo dorato, che aprendosi solo in parte mantengono la particolare forma rotondeggiante e le ninfee bianche con uno splendido fiore profumato che forma raggruppamenti vegetali assieme alle altre ninfee ed erbe galleggianti (morso di rana, salvinia, Ceratophyllum demersum etc).

Sul margine, assieme alle canne palustri, salici piangenti e cariceti (la famosa carésa utilizzata per impagliare sedie e confezionare cappelli e altri prodotti artigianali), cresce l'ibisco di palude, autoctono e molto raro, che si trova oltre che nelle Valli del Mincio solo in Toscana, Friuli e Veneto. Ormai scomparsa in questi territori, come in quasi in tutta Italia, la scargia(Stratiotes aloides).

Gli uccelli trovano nei canneti e nelle acque del territorio palustre il luogo ideale per deporre le uova e trovare cibo. È la fauna aviare quindi quella più rappresentativa della zona anche più limitrofa alla città.

L'airone rosso, le gallinelle d'acqua, le folaghe con tipico piumaggio nero in contrasto con il bianco che si estende sulla regione frontale, e altri anseriformi utilizzano il lago per "fabbricare" nidi galleggianti al limitare del canneto sulla riva o su accumuli vegetali mai troppo a largo, l'airone cenerino invece, nidifica sugli alberi vicini ai numerosi corsi d'acqua per l'irrigazione che si ramificano per i campi della provincia, luoghi di nidificazione e di caccia anche delle poiane dei tarabusi e delle più "riservate" civette.

La famiglia degli aironi presenti nelle acque del Parco del Mincio, oltre al rosso e al cenerino comprende anche le garzette, svassi, sgarze ciuffetto e le nitticore. Solitamente questi uccelli si osservavano solo nei mesi tra aprile e settembre perché specie migratorie, ma negli ultimi anni hanno preferito sostare anche d'inverno.

Tra le canne si nascondono i nidi della cannaiola e del basettino. Ma le dolci acque del lago e delle paludi del Mincio e del Po sono popolate anche dal pesce gatto, tinca, carpa, persico, anguilla e luccio. È possibile navigare i laghi di Mantova, con crociere che permettono di vedere tutta la città dall'acqua. Unendo l'aspetto storico, artistico e architettonico alla natura di un'oasi naturale più unica che rara. Lepri, fagiani e volpi possono essere i protagonisti di qualche incontro notturno nelle campagne mantovane.

Rimpinzate dalle generose mani dei visitatori anche anatre e cigni sono da annoverare tra le specie presenti in "suolo" virgiliano, popolando, ormai senza troppi timori della presenza umana, le sponde dei laghi e regalando un forse inatteso contatto con la natura al turista della città d'arte.